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Esselunga, il testamento di Caprotti: Non vendete mai alle coop

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Posted on: 10/07/16
Il messaggio di Bernanrdo Caprotti dopo la sua morte è chiaro: "Non vendete mai Esselunga alle Coop". La disposizione contenuta all'interno del testamento aperto martedì scorso nello studio notarile Marchetti a Milano rispecchia l'infinita lotta che ha contrapposto mr Esselunga all'impero delle cooperative (rosse). "La società è privata, italiana, soggetta ad attacchi, può diventare una Coop. Questo non deve succedere".Mai Esselunga ad una coopSecondo Caprotti quindi è molto meglio guardare ad un compratore straniero, "Ahold sarebbe ideale. Mercadona no". "L'azienda è diventata attrattiva - scrive ancora - Però è a rischio. È troppo pensante condurlo, pesantissimo possederla. Attenzione: privata, italiana, sogetta ad attacchi, può diventare una coop".Anche se al momento il processo di vendita è stato bloccato dal cda. Più delicata invece la questione della divisione dei beni tra gli eredi. "Dopo tante incomprensioni e tante, troppe amarezze – si legge nel testamento - ho preso una decisione di fondo per il bene di tutti, in primis le decine di migliaia di persone i cui destini dipendono da noi". La priorità di Caprotti è infatti quella di mantenere il lavoro di circa 22mila dipendenti e i ricavi da 8 miliardi di euro. Un impero solido che anche dopo la morte del fondatore deve riuscire a resistere. Mr Esselunga ha così deciso di dare il 70% di Esselunga e 55% dell'immobiliare a Giuliana Albera e a sua figlia Marina, il restante 30% di Esselunga e il 45% dell'immobiliare verrà invece diviso in parti uguali ai figli di primo letto, Giuseppe e Violetta. "Famiglia non ci sarà – scrive Caprotti - ma almeno non ci saranno lotte. O saranno inutili, le aziende non saranno dilaniate". Così Caprotti ha blindato il futuro di Esselunga.In questo modo infatti la figlia Marina e la moglie Giuliana diventeranno i veri padroni di Esselunga, controllando la Supermarkets Italiani, impedendo ai figli di primo letto di avere una minoranza sufficiente a bloccare i supermercati. "Non sono stato molto premiato per quanto ho fatto, o ho cercato di fare, a favore di Giuseppe e Violetta – scrive Bernardo nelle sue ultime volontà - svantaggiati dalla legge italiana rispetto a Marina e alla madre". Poi aggiunge: "Il disegno di ripartizione e continuità familiare e di business che con tanta sofferenza avevo costruito 16 anni fa è definitivamente naufragato. Ora, dopo anni di battaglie legali e di pubbliche maldicenze da parte di Violetta e Giuseppe, destino le partecipazioni delle due aziende che ho creato e che mi appartengono in modo da dare tranquillità e continuità alle imprese, salgiardardando i diritti di tutti".Le case, i beni e i conti di CaprottiInoltre ci sono i lasciti delle proprietà mobili e immobili. Secondo quanto scrive l'HuffingtonPost, "Giuseppe ha ricevuto l'appartamento sul Golf di Monticello a Cassina Rizzardi, l'appartamento in Svizzera, la villa di famiglia ad Albiate Milano e i suoi arredi, la biblioteca di 4 mila volumi del bisnonno Giuseppe Caprotti, l'archivio di famiglia e alcuni quadri di pregio tra cui una natura morta di De Chirico. Violetta invece ha avuto, la sua casa di Via Bigli a Milano, quella di New York sulla Quinta Strada, il castello di Bursinel sul lago di Lemano e alcuni quadri tra cui un olio di Zandomeneghi. Alla moglie Giuliana Albera va invece un altro appartamento sul Golf di Monticello a Cassina Rizzardi, l'intera proprietà di Fubine nel Monferrato, la barca "Alfamarine", la metà della casa di Skiatos in Grecia - la cui altra metà va alla figlia Marina, che riceve anche 8 milioni per comprarsi la casa di Egerton Terrace a Londra - l'intero possedimento di alcuni chilometri "sul mare" a Zonza nel sud della Corsica, e alcuni quadri tra cui una "Madonna modesta" di Zandomeneghi. Quanto non espressamente precisato, compresi tutti i suoi effetti personali, andranno alla moglie e alla figlia Marina". Ci sono anche diversi lasiciti per la segretaria di fiducia. Nemmeno i nipoti sono stati dimenticati, sia i figli del fratello che quelli del figlio Giuseppe. A loro andrà la metà dei conti in banca di Caprotti. Un bene la cui entità è ancora da stabilire.




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